Il Decreto 236/89 e i requisiti di una casa in cui vivere bene

Accessibilità, visitabilità, adattabilità

Quando un anziano con ridotte capacità motorie frequenta luoghi pubblici, può incontrare ostacoli come scale con molti gradini che gli impediscono di entrare in negozi e uffici pubblici, ubicati all’interno di edifici a più piani senza ascensore. La presenza di questi ostacoli rende più difficile anche la vita pubblica di chi vive le sue stesse problematiche, come genitori con passeggini, persone con disabilità o in carrozzella.

Le barriere architettoniche si trovano spesso anche nelle nostre case se dotate di scale di collegamento che impediscono ad anziani e persone con disabilità di muoversi liberamente dentro casa.

Quando si hanno più di 65 anni o si ha una disabilità importante, la casa è il posto in cui si trascorre gran parte del proprio tempo. In questi casi dare più qualità alla propria vita in casa diventa una priorità per stare bene con se stessi.

È per questo che nel 1989, in Italia, è entrata in vigore la legge 13 del 1989 che ha trovato applicazione nel Decreto Ministeriale 236/89.

Le prescrizioni del Decreto 236/89 per abbattere le barriere architettoniche

La legge 13/89 riporta le “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, il Decreto Ministeriale 236/89, invece, indica le “prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità… “.

Agli art. 3.4 e 3.5 del Decreto Min. 236/89 viene affermato che:

“Ogni unità immobiliare, qualsiasi sia la sua destinazione, deve essere visitabile”.

“Ogni unità immobiliare, qualunque sia la destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l’accessibilità e/o la visitabilità, fatte salve le deroghe consentite dal presente decreto.”

Accessibilità, adattabilità e visitabilità sono i concetti chiave del Decreto. Essi indicano i requisiti che non possono mancare in un edificio. Vediamo come viene inteso ognuno di questi tre concetti e come si traducono nella pratica in indicazioni che ogni progettista deve seguire in fase di nuova costruzione e di ristrutturazione.

Il primo requisito di una casa in cui sentirsi bene: l’accessibilità

Il Decreto 236/89 definisce l’accessibilità come “la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.”

L’accessibilità deve essere garantita negli spazi esterni e nei luoghi comuni. Il Decreto dà chiare indicazioni su come progettare ogni elemento di una casa perché questa risulti accessibile a tutti. Soffermiamoci, in particolare, su quegli elementi che se non progettati adeguatamente risultano essere dei veri e propri ostacoli:

  • scale: devono avere un andamento regolare, dev’esserci lo stesso numero di gradini per ogni piano e ogni gradino deve avere alzata e pedata uguali agli altri; la pedata deve essere realizzata con un materiale che garantisce l’aderenza
  • rampe: devono avere una pendenza tale da poter essere percorse da persone in carrozzella senza affaticarsi
  • ascensore: deve avere una cabina abbastanza grande da poter ospitare una persona in carrozzella, deve essere dotato di un citofono, un campanello d’allarme e una luce d’emergenza

All’art. 3.2 del decreto viene precisato che:

“Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo.”

Dunque, anche chi vive in un appartamento che si trova all’interno di un piccolo condominio di tre piani può richiedere, quando ne avrà la necessità, che all’interno del vano scala venga installato un ascensore in modo da poter accedere liberamente al suo appartamento.

La visitabilità: il secondo requisito per una casa in cui vivere bene

Il Decreto 236/89 definisce la visitabilità come “la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare.”

La visitabilità è un livello di accessibilità limitato ad alcune parti dell’edificio o dell’immobile che permette anche a persone con ridotta capacità motoria di avere ogni tipo di relazione fondamentale. Perché ogni persona possa avere ogni tipo di relazione fondamentale il Decreto stabilisce parametri tecnici e dimensionali precisi come la dimensione minima delle porte, il dimensionamento dei servizi igienici perché ci sia lo spazio di manovra che necessita chi si sposta in carrozzella. Gli edifici residenziali possono essere considerati visitabili se anche una persona in carrozzella può muoversi liberamente al loro interno e accedere al soggiorno, alla camera da pranzo, ad almeno un bagno e ai percorsi di collegamento tra un piano e l’altro.

Il terzo requisito per una casa più semplice da vivere: l’adattabilità

“ […] la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.” È questa la definizione di adattabilità che fornisce il Decreto 236/89.

Un edificio di nuova costruzione viene considerato adattabile quando i lavori eseguiti nel tempo, che non toccano né la struttura portante né gli impianti, possono renderli adeguati e accessibili a persone che hanno ridotte capacità di movimento o che si muovono in carrozzella. Nella progettazione, in particolare, bisogna fare attenzione a come si posizionano e si dimensionano i servizi, i disimpegni e le porte.

Devono esserci le condizioni perché in futuro si possano installare sistemi di sollevamento come un miniascensore o – qualora la scala non lo permettesse – di un montascale a pedana.

Quando le capacità motorie diminuiscono o si è costretti sulla carrozzella la casa a più piani può rendere difficili, talvolta impossibili, gli spostamenti tra un piano e l’altro. Se, però, il costruttore avrà rispettato le indicazioni sull’adattabilità, la casa potrà trasformarsi tenendo conto delle nuove esigenze di chi la abita.

Una soluzione potrebbe essere l’installazione di un miniascensore come Armonico di KONE Motus, che occupa appena un metro quadro di spazio e si inserisce in modo elegante in ogni casa grazie alle tante finiture tra cui scegliere. L’installazione è rapida e spesso impatta sulle parti strutturali.

Nel caso in cui la scala non permetta l’installazione dell’ascensore, o si voglia comunque mantenere la scala, si può optare per l’installazione di un montascale a pedana come Fluido di KONE Motus, adatto al trasporto di persone in carrozzella, richiudibile e installabile su qualsiasi tipo di scala, rettilinea e curvilinea.

Come abbiamo visto, se una casa è stata costruita seguendo le indicazioni del Decreto Ministeriale 236/89 è o può diventare accessibile, visitabile e adattabile per tutti, negli spazi e nel tempo, a seconda di come cambiano le esigenze.

Quando le capacità motorie non saranno più le stesse con piccole modifiche, come l’installazione di un miniascensore o di un montascale, sarà comunque possibile muoversi con facilità e vivere sereni nella propria casa.