Disabilità e vita indipendente

Leggi, progetti e soluzioni abitative per l’autonomia

Una diagnosi di disabilità è l’inizio di un cambiamento profondo per una famiglia: gli equilibri e lo stile di vita cambiano in fretta e da subito si convive con la quotidianità ma anche con il futuro, con il pensiero rivolto alla possibilità di creare un progetto di vita che tenga conto del dopo di noi, della vita della persona disabile senza genitori se questi non ci sono più o non sono in grado di occuparsi dei figli.

La vita indipendente però è molto di più del “dopo di noi” e deve prescindere dalle condizioni familiari: la realizzazione personale e l’autodeterminazione sono traguardi legittimi e auspicabili per le persone normodotate e anche per chi vive la disabilità.

Indipendenza e autonomia abitativa

Indipendenza significa possibilità di vivere in modo autonomo o parzialmente autonomo, di prendersi cura di sé nella vita quotidiana, se necessario con la presenza di un educatore o di un assistente, di creare relazioni, lavorare e inserirsi nella società come soggetti attivi e inclusi nel suo tessuto.

L’autonomia abitativa è un diritto riconosciuto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che all’articolo 19 (“Vita indipendente ed inclusione nella società”) afferma che le persone con disabilità debbano poter “scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione”.

Raggiungere l’indipendenza in età adulta, realizzando il distacco dalla famiglia, dipende quindi dalla proposta e dalla fattibilità economica di progetti pensati per questo obiettivo e dall’esistenza di abitazioni accessibili, create o adattate allo scopo di favorire l’autonomia personale.

L’Italia, la legge “Dopo di noi” e l’autonomia abitativa

Anche la legge “Dopo di noi” 112/2016 “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, cita espressamente la necessità di “attivare e potenziare programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione e di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa  familiare e che  tengano conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità grave”. Oltre alle strutture residenziali già note, la legge cita espressamente nuove forme abitative che permettano – in convivenza o da soli – la piena realizzazione personale.

In Italia esistono già alcune realtà consolidate o in via di sperimentazione che si differenziano e superano gli istituti residenziali tradizionali e danno l’opportunità di uscire dal contesto familiare in maniera graduale e slegata dalla capacità di cura genitoriale. È uno snodo importante che oltre a riconoscere il diritto all’emancipazione attraverso l’indipendenza abitativa anche quando i genitori sono in vita, dà modo alle famiglie di essere testimoni e di abituarsi all’indipendenza dei propri figli.

Una soluzione tra quelle possibili è il co-housing, la coabitazione con altre persone (anche senza disabilità oppure assistenti alle persone disabili), in abitazioni che preservano la privacy e allo stesso tempo prevedono la condivisione di spazi comuni. Ne è esempio il Progetto La Casa Comune a Milano, nata per volontà dell’associazione La Comune, percorso di autonomia abitativa in appartamento al quale prendono parte giovani con e senza disabilità, i primi affiancati da un educatore e da un pedagogista che lavorano per costruire un percorso di crescita personale orientato alla conquista di autonomie solide, alla possibilità di tessere relazioni sociali e di vivere in modo indipendente.

I progetti di indipendenza e autonomia abitativa possono essere pensati per persone con disabilità intellettive così come per persone con capacità di movimento limitata o impedita e realizzati attraverso  realtà abitative completamente accessibili. Un esempio spesso raccontato e preso a modello è il condominio partecipato o condominio solidale di Via Bovi Campeggi a Bologna, un progetto nato con l’obiettivo di “permettere di sperimentare e valorizzare l’autonomia di persone con disabilità, garantendo pari opportunità nei percorsi di vita, assicurando requisiti di dignità e riservatezza a quelle persone disabili che possiedono capacità residue, interesse e desiderio di realizzare concretamente le proprie autonomie in un ambiente semi-protetto e privo di barriere architettoniche in cui cimentarsi, giorno per giorno, realizzando il proprio progetto esistenziale personale”.

Convivenza e mutuo aiuto, accessibilità reale e globale per la libertà di movimento e di vita, sostegno da parte di operatori specializzati quando necessario, progetti che tengano conto delle necessità di persone con disabilità diverse e diano loro la possibilità di autodeterminarsi sono ingredienti fondamentali per gli adulti con disabilità alla ricerca dell’indipendenza e per le famiglie che stanno crescendo bambini e ragazzi disabili con la speranza di un futuro del quale essi siano decisori e protagonisti attivi.