I giovani caregiver e i rischi per la loro salute

Un progetto europeo di ricerca e prevenzione

“ME-WE”, sintesi estrema di Psychosocial Support for Promoting Mental Health and Wellbeing among Adolescent Young Carers in Europe , è il programma europeo, finanziato dalla Commissione nell’ambito di “Horizon 2020”, che ha lo scopo di indicare percorsi di resilienza ai giovani caregiver che si prendono cura di familiari anziani o disabili,  per limitare le conseguenze sulla loro salute e sul loro benessere, fisico e psicologico.

Tre gli obiettivi principali del progetto: definire le attuali conoscenze sui caregiver adolescenti in sei Paesi europei (Italia, Olanda, Regno Unito, Slovenia, Svezia e Svizzera); progettare un sistema efficace di interventi per la prevenzione primaria e, infine, sensibilizzare il più possibile sulla necessità di bilanciare gli effetti negativi legati alla cura con maggiori risorse sociali e sanitarie.

Durante i 39 mesi di durata del progetto, i 10 partner coinvolti (tra i quali, per l’Italia, l’associazione “Anziani e non solo” e l’Istituto nazionale di salute e scienza dell’invecchiamento) raccoglieranno ed esamineranno i dati sui giovani caregiver, formulando proposte politiche ed evidenziando le buone pratiche esistenti in Europa. I successivi interventi  di prevenzione primaria saranno poi testati nei sei Paesi europei.

Chi sono i caregiver e cosa fanno

I giovani caregiver, come si legge nella scheda di presentazione del progetto “sono adolescenti che assistono un familiare. Svolgono, spesso regolarmente, compiti di cura significativi o sostanziali e si fanno solitamente carico di responsabilità che di norma sarebbero associate ad un adulto. L’assistito è il più delle volte un genitore, ma può anche essere un fratello, un nonno o un parente disabile, con malattie croniche, problemi di salute mentale o altre condizioni che richiedono assistenza, supporto o supervisione”.

Quanti sono i caregiver adolescenti nei paesi europei che partecipano al progetto? Prima dei dati, una premessa: nell’ambito dell’indagine viene fatta una distinzione tra caregiver adolescenti, con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni e caregiver “giovani adulti”, dai 18 ai 24 anni.

Ebbene, nella maggior parte dei Paesi europei presi in esame, prevalgono i caregiver adolescenti: nel Regno Unito si stima che circa l’8% della popolazione di età compresa tra gli 11 e i 18 anni sia un giovane caregiver, in Svezia il 7% tra i 14 e i 16 anni, in Svizzera il 7,9% tra 10 e 15 anni, in Olanda il 6% tra 13 e 17 anni. In Italia, invece, a prevalere è la seconda categoria, i caregiver giovani adulti, con una percentuale che si attesta sul  7,3% dei ragazzi e sul 6,9% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni. Per la Slovenia non ci sono ad oggi dati disponibili.

Le attività svolte dai giovani caregiver includono compiti pratici (cucinare, svolgere faccende domestiche, occuparsi della spesa), assistenza, supporto emotivo, cura della persona, gestione della somministrazione dei farmaci e del budget familiare.

Se da una parte i giovani caregiver possono essere gratificati dal lavoro di cura  e sentirsi rafforzati nell’autostima e nella loro capacità di empatia, dall’altra dover conciliare le sfide dell’ingresso nell’età adulta – entrare nel mercato del lavoro, frequentare l’università, crearsi una famiglia – con i compiti assistenza quotidiana può essere difficile e faticoso. La pressione associata alla cura può essere considerata un fattore di rischio per la salute mentale. Insomma, i giovani caregiver hanno meno tempo da dedicare a loro stessi, ai loro interessi e passioni e possono diventare vittime dello “stigma” legato al ruolo che svolgono in famiglia, con il rischio di esclusione sociale.  

Il progetto “ME-WE”, sviluppando in particolare la fase di prevenzione globale, ha lo scopo di accrescere nei ragazzi la capacità di resilienza, ovvero il processo di gestione e adattamento a situazioni di stress o trauma, rafforzando il sostegno sociale da parte della famiglia, della scuola, dei coetanei, dei servizi.

“ME-WE” si avvale del lavoro di un vero “consorzio” europeo di università, istituti di ricerca e organizzazioni sociali, adotta un metodo multidisciplinare, coinvolgendo i giovani caregiver, i professionisti del settore sociale, educativo e assistenziale, le organizzazioni giovanili, il volontariato.