Normativa: persone disabili e barriere architettoniche

Le barriere architettoniche: cosa sono e come si definiscono

Con l’espressione barriera architettonica si intende qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi, specialmente per le persone con limitata capacità motoria. Le barriere architettoniche limitano o impediscono ai disabili di utilizzare uno spazio o un servizio e di esercitare il diritto individuale all’accessibilità, sancito dalla nostra Costituzione.

Il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503, al punto 2 dà la seguente definizione:

“Per barriere architettoniche si intendono:

  1. a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
  2. b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;
  3. c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.”

Disabilità, diritto alla libertà di movimento, e accessibilità

Disabilità e barriere architettoniche sono due concetti usati nello stesso contesto quando si parla di mobilità e di difficoltà temporanee o permanenti che limitano la capacità di movimento di una persona. La Convenzione O.N.U. sui diritti delle Persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano nel 2009, identifica con precisione la disabilità come “il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri”.

Il terzo termine fondamentale è accessibilità, che rappresenta un indice di civiltà per ogni paese che se ne fa carico attraverso leggi e normative. Un luogo o un servizio accessibile agevola le persone con limitazioni temporanee o permanenti e consente loro di viverlo e usarlo al meglio. L’accessibilità identifica e riassume la capacità e la possibilità di accedere a uno spazio, di muoversi liberamente al suo interno e di usufruire di servizi in maniera indipendente, al pari delle persone che non hanno limitazioni. 

Si parla di diritto alla libertà di movimento all’interno della propria abitazione così come, per esempio, del diritto di accedere a luoghi e uffici pubblici, di prendere un autobus o la metropolitana, di andare al cinema o di accedere a una spiaggia durante una vacanza, oppure di usare un bagno pubblico.

Ci sono molte condizioni, permanenti o temporanee, che rendono difficile o impossibile per le persone muoversi in libertà e in modo indipendente: la Terza Età, un incidente dalle conseguenze più o meno gravi, i nove mesi di gravidanza durante i quali una donna è più attenta a spostarsi e viaggiare in sicurezza. 

La normativa per l’abbattimento delle barriere architettoniche a tutela dell’autonomia di movimento

In Italia il riferimento normativo per l’eliminazione delle barriere architettoniche è la Legge 13/1989, insieme al suo regolamento di attuazione, il Decreto Ministeriale D.M. 14 giugno 1989, n.236. La legge identifica le “disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” e comprende anche gli edifici residenziali pubblici, di nuova costruzione o da ristrutturare. La Legge 13/89 prevede anche i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici già esistenti, destinati alle persone che hanno limitazioni di movimento.

Il Decreto attuativo identifica con precisione “le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata”.

I tre criteri fondamentali contenuti e descritti nel decreto sono accessibilità, adattabilità e visitabilità:

  • Accessibilità: un edificio e le sue unità immobiliari e ambientali sono accessibili se anche le persone che hanno capacità motoria o sensoriale ridotta o impedita possono entrare e vivere gli spazi e utilizzare le attrezzature presenti in sicurezza e autonomia
  • Visitabilità: i luoghi privati come la casa e il posto di lavoro sono visitabili se chi ha capacità motorie o sensoriali ridotte o impedite può raggiungere gli spazi di relazione e almeno un bagno
  • Adattabilità: uno spazio viene modificato per renderlo accessibile e fruibile anche da persone che hanno capacità motorie o sensoriali ridotte o impedite

I criteri esprimono anche tre livelli di qualità dello spazio costruito, dove l’accessibilità indica la possibilità di fruizione totale, la visitabilità rappresenta una forma di accessibilità limitata ma comunque garantita per le funzioni fondamentali e l’adattabilità un livello ridotto di accessibilità.

Il Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici stabilisce anche i criteri di progettazione per l’accessibilità per i componenti di ogni unità ambientale nei suoi spazi interni ed esterni, con tutte le specifiche relative alle funzioni e alle dimensioni (le dimensioni delle porte e l’altezza delle maniglie, il dislivello massimo di un pavimento, l’altezza dei terminali degli impianti – per esempio il citofono) e comprende le categorie, le caratteristiche e le misure dei servoscala e delle piattaforme elevatrici.

Quando l’edificio privato è un condominio e sono necessari lavori di superamento delle barriere architettoniche, oltre alla Legge 13/89 entra in gioco anche la Legge 220/2012, che ha adeguato i vecchi articoli del Codice Civile risalenti agli anni Quaranta, stabilito nuove regole per i condomini e normato gli interventi straordinari come l’abbattimento delle barriere architettoniche, definendo il processo di approvazione durante le assemblee condominiali.

La normativa sulle barriere architettoniche negli edifici pubblici

Le barriere architettoniche negli edifici pubblici e il loro abbattimento fanno invece capo al Decreto del Presidente della Repubblica 503/1996 “recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici”. lI decreto stabilisce che tutti gli spazi pubblici debbano garantire la fruizione a chiunque abbia capacità motoria limitata, che si traduce non solo nell’abbattimento delle barriere architettoniche, ma anche nell’installazione di tutti gli ausili necessari agli edifici pubblici per poterli definire accessibili.

L’Atto della Camera dei Deputati 1013 del 21/10/2013, “Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche”, ha proposto l’emanazione di un regolamento unico per accorpare, uniformare e dettare con chiarezza le disposizioni tecniche per “gli edifici pubblici e privati e per gli spazi e i servizi pubblici o aperti al pubblico o di pubblica utilità”, e per promuovere l’adozione della progettazione universale per la costruzione di ambienti e prodotti utilizzabili da tutti o almeno dalla maggior parte delle persone. 

I contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati

La legge 13/1989 prevede e definisce i contributi ai quali può accedere chiunque voglia intraprendere un’opera di abbattimento delle barriere architettoniche in caso di presenza di persone con disabilità motoria e per i non vedenti. Anche l’installazione di montascale e miniascensori fa parte degli interventi che godono dei benefici economici, non solo all’interno di un’abitazione, ma anche nelle parti comuni di un edificio come per esempio le scale all’interno di un condominio.

I contributi sono a fondo perduto e si quantificano in base alla spesa prevista per gli interventi, vanno richiesti al comune di residenza, che effettua le verifiche previste per legge e, se non ci sono impedimenti,li eroga dopo l’emissione delle fatture che certificano gli interventi fatti e le spese sostenute.

Nel caso specifico dell’installazione di un montascale o di una piattaforma elevatrice, si può far ricorso alle agevolazioni fiscali come le detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie e le agevolazioni per il superamento delle barriere architettoniche. L’IVA è al 4% e la detrazione è pari al 19% per l’acquisto dei mezzi per la deambulazione, la locomozione, il sollevamento e l’accompagnamento delle persone con ridotte capacità di movimento autonomo.

È importante verificare se la Legge di Bilancio relativa all’anno in corso preveda agevolazioni per il superamento delle barriere architettoniche. 

Nel 2021, per esempio, la misura del Superbonus con detrazioni fiscali al 110% include le spese per l’acquisto di ascensori, montacarichi e alcuni investimenti per agevolare gli spostamenti di persone con disabilità o con più di 65 anni. La domanda di bonus è ammissibile fino al 31 dicembre 2022, se entro tale data risulta eseguito il 60% dei lavori.

Per una descrizione dettagliata e sempre aggiornata delle facilitazioni esistenti per l’acquisto di montascale e miniascensori finalizzati a migliorare l’accessibilità delle persone con problemi motori, consulta la sezione dedicata alle agevolazioni fiscali sul sito KONE Motus.

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7 risposte a “Normativa: persone disabili e barriere architettoniche”

  1. Buon giorno, sono Rosanna ho I miei genitori anziani ed entrambi con invalidità vivono nella propria casa composta da zona giorno a piano terra e zona notte al primo piano, vorrei sapere a chi mi devo rivolgere per sapere se hanno delle agevolazioni per adeguare il garage posto a piano terra a camera da letto in quanto non possono più salire la scala ed adeguare il bagno
    Grazie

  2. Buon giorno, sono Roberto disabile, abito al primo piano senza ascensore, sotto il mio appartamento ho un garage. Vorrei collegarli con un ascensore. vorrei sapere se mi spetta il contributo. Grazie

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