Onda lancia il manifesto per un’Europa più sana

Vivere più a lungo, vivere meglio”. È lo slogan scelto da ONDA, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, per presentare all’Unione europea e agli Stati membri il Manifesto per un’Europa più sana. 

L’appello parte da dati ormai acclarati: le persone over 65, che rappresentano già oltre il 22% degli italiani, supereranno nel 2030 la soglia del 25% – 1 persona su 4 – e raggiungeranno nel 2040 il 32% della popolazione. Un fenomeno che non riguarda solo il nostro Paese, ma l’intera Europa, dove si stima che gli over 65 rappresenteranno il 29% della popolazione totale, ossia 155 milioni di persone, nel 2040. L’invecchiamento della popolazione ha ricadute pesanti sulla società e sul sistema sanitario. 

Basti pensare che nel 2040, un quarto della domanda di prestazioni sanitarie verrà da persone con più di 65 anni di età e se l’indice di dipendenza degli anziani nel 2016 era del 30%, nel 2040 se ne prevede un aumento fino al 46%. 

Le principali patologie da monitorare

Il Manifesto focalizza l’attenzione su un gruppo di patologie che negli ultimi anni mettono a rischio la qualità della vita e l’autonomia funzionale degli anziani: le malattie cardiache strutturali o Structural Heart Disease (SHD) che, in base ai dati raccolti, aumenteranno in modo esponenziale. 

Le patologie cardiache strutturali più frequenti, quali la stenosi aortica, il rigurgito mitralico e tricuspidale, causano un declino funzionale delle valvole cardiache. La loro prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età e riguarda oggi il 12,5% degli italiani con più di 65 anni, stimando che nel 2040 colpiranno 2,5 milioni di persone. Se si guarda alla situazione europea, secondo le proiezioni Eurostat, nel 2040 le persone over 65 con malattie delle valvole cardiache saranno 20 milioni.

Da qui la decisione da parte di ONDA di formulare il “Manifesto per un’Europa più sana”: un appello all’UE per far adottare un’azione congiunta sulle malattie delle valvole cardiache in modo da attuare piani di intervento per garantirne la diagnosi tempestiva all’interno di programmi di screening per le persone over 65 e assicurare loro un trattamento adeguato. 

“Considerando l’impatto che l’invecchiamento ha sulla società e sui sistemi sanitari, è importante adottare politiche che possano garantire alle persone anziane di rimanere attive e indipendenti, continuando a contribuire alla società – dice Matteo Cesari, Direttore UOSD Geriatria, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e membro della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG). Per fare questo è necessario prestare particolare attenzione al ruolo che il fenomeno dell’invecchiamento gioca nella definizione e cura delle patologie caratteristiche dell’età avanzata, incluse quelle alle valvole cardiache”. 

Le malattie delle valvole cardiache possono essere curate. “Il loro trattamento passa, in genere, per la riparazione o la sostituzione delle valvole danneggiate attraverso procedure di tipo chirurgico o percutaneo, a seconda di specifiche valutazioni cliniche, tra cui la gravità della malattia e lo stato di salute generale del paziente – spiega Gino Gerosa, Presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca (SICCH) –. In entrambi i casi, il trattamento ha un ruolo fondamentale nel prevenire non solo la mortalità ma anche il declino funzionale che può innescare un effetto domino con l’insorgenza di altre malattie”. 

“Le tecniche a disposizione oggi, grazie alla ricerca scientifica, sono sempre più avanzate e consentono di curare non solo un maggior numero di pazienti, come ad esempio quelli un tempo ritenuti “non idonei” all’intervento cardiochirurgico, ma anche di tutelare la sostenibilità sociale” aggiunge Giuseppe Tarantini, Presidente della Società Cardiologia Interventistica (GISE). 

Invecchiamento, regioni e genere

È necessario, dunque, che il sistema di governance per le politiche di accesso alle terapie innovative trovi una sua armonizzazione, in modo da colmare il gap tra le varie regioni ed essere in grado di gestire adeguatamente l’invecchiamento della popolazione italiana. 

In Lombardia, ad esempio, ogni anno si stimano 10 mila nuovi casi di stenosi aortica severa. Di questi, il 30% non manifesta sintomi e rischia quindi di non ricevere una diagnosi adeguata. Da qui l’importanza di promuovere iniziative di sensibilizzazione e screening, soprattutto nelle fasce di età più colpite.

“ONDA è impegnata da tempo nel diffondere la cultura di un invecchiamento positivo e attivo – dichiara la Presidente Francesca Merzagora –. Le donne, protagoniste assolute del processo di invecchiamento, vivono più a lungo, ma in condizioni di maggior fragilità biologica e vulnerabilità socio-economica. Per questo è importante preservare la salute delle persone più anziane, con un’attenzione specifica al genere”.  

“Secondo una nostra indagine – conclude Merzagora – invecchiare fa paura non tanto per la fine della vita – a cui non si pensa così frequentemente – quanto più per gli ostacoli che l’invecchiamento comporta, come perdita dell’autosufficienza (il 72% la teme molto), sviluppo di malattie (51%) e limitazioni nel movimento (50%)”.